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Banca d’Italia, l’economia è in recupero (+12% nel terzo trimestre) trainata dall’industria

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La Banca d’Italia prevede un balzo del Pil italiano nel terzo trimestre del 12%, superiore alle stime, grazie al traino dell’industria. Secondo quanto si legge nel Bollettino economico «il ritorno alla crescita è stato verosimilmente più sostenuto di quanto prefigurato in luglio. Anche grazie alle misure di stimolo, l’incremento del prodotto potrebbe essere stato intorno al 12 per cento, sospinto soprattutto dal forte recupero dell’industria» spiega Via Nazionale. «Restano più incerte le prospettive dei servizi, in ripresa anche per effetto del buon andamento dei flussi turistici domestici ma ancora su livelli di attività molto contenuti».

Nei mesi estivi, spiega la banca centrale, «è proseguito il recupero dell’attività economica in atto da maggio, in misura più accentuata di quanto valutabile nell’ambito dell’esercizio previsivo dello scorso luglio. I modelli della Banca d’Italia indicano che nel complesso del terzo trimestre la crescita del Pil sarebbe stata intorno al 12 per cento sul periodo precedente, recuperando solo in parte la contrazione segnata nella prima parte dell’anno». Tra luglio e settembre è continuata la risalita degli indicatori più tempestivi relativi ai consumi elettrici, al gas distribuito al settore industriale e al flusso di traffico autostradale, avviatasi all’inizio di maggio con la riapertura di molte attività; tuttavia nella media del trimestre tali indicatori non hanno ancora pienamente raggiunto i livelli precedenti la diffusione del contagio. È proseguita, in tutti i principali comparti, la crescita della fiducia delle imprese rilevata dall’Istat anche gli indici dei responsabili degli acquisti (purchasing managers’ index, PMI) nel settore manifatturiero hanno registrato un forte aumento.

Dopo la forte caduta in concomitanza con le sospensioni delle attività disposte in primavera, l’economia globale ha segnato in estate una ripresa, evitando finora il materializzarsi degli scenari più avversi; la crescita è tuttavia ancora largamente dipendente dalle eccezionali misure di stimolo introdotte in tutte le principali economie. Le prospettive restano condizionate dall’incertezza circa l’evoluzione della pandemia, la cui incidenza è in aumento nelle ultime settimane, e dalle possibili ripercussioni sui comportamenti delle famiglie e delle imprese.

Stimolo monetario ancora necessario

Anche l’attività economica dell’area dell’euro è tornata a crescere, senza raggiungere ancora i livelli precedenti l’emergenza sanitaria, in linea con lo scenario centrale di graduale ripresa delineato in giugno: per le famiglie, ai persistenti timori di disoccupazione si è associato un aumento del risparmio precauzionale. L’inflazione è scesa su valori lievemente negativi; il rischio di una prolungata deflazione incorporato nelle quotazioni degli strumenti finanziari, ancora significativo, si è ridotto grazie alle decisioni di politica monetaria e all’introduzione delle nuove misure di bilancio europee. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha mantenuto un orientamento molto espansivo e ha confermato che è pronto ad adeguare ulteriormente tutti i propri strumenti.

Italia, riprende la crescita

Sulla base degli indicatori disponibili, in Italia nel terzo trimestre il ritorno alla crescita è stato verosimilmente più sostenuto di quanto prefigurato in luglio. Secondo nostre valutazioni, anche grazie alle misure di stimolo, l’incremento del prodotto potrebbe essere stato intorno al 12 per cento, sospinto soprattutto dal forte recupero dell’industria, dove le imprese prevedono un andamento più favorevole della domanda nei prossimi mesi. Restano più incerte le prospettive dei servizi, in ripresa anche per effetto del buon andamento dei flussi turistici domestici ma ancora su livelli di attività molto contenuti. Nelle nostre indagini le famiglie indicano un graduale miglioramento delle proprie condizioni economiche; riportano però anche un’elevata propensione al risparmio a fini precauzionali.

Ripartono gli scambi con l’estero e gli acquisti di titoli pubblici italiani

Gli scambi di beni e servizi dell’Italia hanno ripreso ad aumentare, pur rimanendo inferiori ai volumi precedenti lo scoppio dell’epidemia. Nei mesi estivi si è registrato anche un parziale recupero delle entrate turistiche, che tuttavia in agosto erano ancora di circa un quarto inferiori a quelle dell’anno precedente. Da giugno si è riavviata la domanda di titoli italiani da parte di non residenti, favorita dalle azioni di sostegno di politica monetaria e dalle aspettative suscitate dal raggiungimento dell’accordo europeo sullo strumento finanziario per la ripresa dell’Unione europea, la Next Generation EU.

Ammortizzatori sociali e disoccupazione

Gli ultimi dati disponibili suggeriscono che il numero di occupati sarebbe cresciuto nei mesi estivi recuperando in parte la flessione precedente; i margini inutilizzati della forza lavoro sono ancora ampi. Il ricorso agli ammortizzatori sociali continua a mitigare l’impatto della crisi sull’occupazione: nella media del periodo luglio-agosto il numero di ore autorizzate per l’integrazione salariale, pur dimezzatosi rispetto al picco del bimestre aprile-maggio, è rimasto su livelli mai raggiunti prima dell’emergenza sanitaria.

Pesa sui prezzi la debolezza della domanda

L’inflazione corrente e attesa continua a risentire della debolezza della domanda. La variazione dei prezzi sui dodici mesi è rimasta negativa in settembre, riflettendo sia l’andamento della componente di fondo, sia quell o dei prezzi dell’energia. Le aspettative di inflazione degli analisti e delle imprese prefigurano una crescita dei prezzi appena positiva nei prossimi dodici mesi. Sono rientrati i timori inizialmente espressi dalle famiglie circa un possibile rialzo dell’inflazione, verosimilmente indotti dal temporaneo aumento dei prezzi dei beni alimentari osservato durante la sospensione delle attività.

Politiche economiche e miglioramento dei mercati

Gli interventi della politica monetaria, l’orientamento espansivo delle politiche di bilancio e l’accordo raggiunto dal Consiglio europeo sulla Next Generation EU hanno permesso un miglioramento significativo delle condizioni sui mercati finanziari. Il differenziale di rendimento tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi ha continuato a ridursi, portandosi su valori lievemente inferiori a quelli precedenti l’inizio della pandemia. I corsi azionari hanno tuttavia mostrato una maggiore volatilità, sia sul mercato italiano sia su quelli internazionali, risentendo sensibilmente del succedersi di notizie sull’andamento globale dei contagi di Covid-19.

Aumenta l’erogazione di prestiti alle imprese

Il forte fabbisogno di liquidità delle imprese è stato ampiamente soddisfatto dalla crescita sostenuta del credito, iniziata in marzo e proseguita in estate (pari al 9,6 per cento su base annua nei tre mesi terminanti in agosto). Il miglioramento delle condizioni di offerta è stato favorito dall’introduzione di consistenti garanzie pubbliche sui nuovi finanziamenti e di condizioni molto favorevoli sulle nuove operazioni di rifinanziamento (TLTRO3) della BCE. L’aumento delle erogazioni è avvenuto senza aggravi di costo: i tassi sui prestiti sono rimasti invariati, su livelli contenuti.

Governo l’aggiornamento delle stime dei conti pubblici…

Alla luce degli effetti della pandemia sull’economia e delle misure adottate per farvi fronte, il Governo stima che l’indebitamento netto nell’anno sarà pari al 10,8 per cento del PIL, 9,2 punti percentuali al di sopra del valore del 2019, e che l’incidenza del debito pubblico sul prodotto raggiungerà il 158,0 per cento.

…e gli obiettivi per i prossimi anni

La manovra di bilancio, definita anche alla luce dell’utilizzo delle risorse della Next Generation EU, implica un disavanzo superiore a quello del quadro tendenziale nel prossimo biennio (e leggermente inferiore nel 2023). Nei programmi il disavanzo si collocherebbe al 7,0 per cento del prodotto nel 2021 per poi diminuire fino al 3,0 per cento nel 2023; il debito si ridurrebbe nel corso del prossimo triennio, sino al 151,5 per cento del PIL nel 2023. Nel quadro del Governo le misure espansive forniscono all’economia una spinta macroeconomica considerevole, il cui ordine di grandezza è coerente con una composizione degli interventi in cui abbiano ampio spazio gli investimenti pubblici. Per ottenerne pieni benefici è essenziale adoperarsi per accelerare i tempi di realizzazione e assicurare la qualità degli interventi.

Fonte : www.corriere.it

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