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Ma la pandemia ci ha detto qualcosa di noi?

Ma la pandemia ci ha detto qualcosa di noi?

Ma la pandemia ci ha detto qualcosa di noi? La crisi pandemica da COVID-19, durata circa tre anni (2020-23) ha spinto lo Stato italiano ad istituir

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Ma la pandemia ci ha detto qualcosa di noi?

La crisi pandemica da COVID-19, durata circa tre anni (2020-23) ha spinto lo Stato italiano ad istituire un “Servizio di psicologia di assistenza primaria nell’ambito del servizio sanitario nazionale”, ossia la figura del cosiddetto psicologo di base.

Ma per quale motivo questa figura è stata richiesta a così gran voce dall’opinione pubblica?

Cosa ha spinto la collettività a prestare una tale attenzione verso il proprio versante psicologico?

Partiamo da delle basi teoriche;
ogni soggetto, formando la propria identità a partire dall’ingresso infantile e prematuro nel linguaggio, sviluppa un ragionamento autonomo capace di farlo progredire attraverso le tappe del proprio sviluppo psichico.

In questo ambiente fertile, lo scambio con l’alterità risulta essere la chiave di volta per migliorare; possiamo quindi dire che nessuno sia in grado di migliorare esclusivamente da solo (perlomeno non prima della maturità psichica). Alla luce di ciò, può manifestarsi un sentimento di angoscia se tale scambio prolifico con l’altro viene coercitivamente meno (ad esempio per via di un coprifuoco definito per contrastare la trasmissione pandemica).

Un tale obbligo può infatti imporre al soggetto di “rimanere solo con sé stesso”, sperimentando una sensazione di angoscia non troppo distante dal senso di abbandono che può percepire un neonato lontano dei genitori, un sentimento nato dal contatto prolungato ed ininterrotto con i lati inconsci e più ostici di sé.

Ora, nel bel paese abbiamo potuto leggere molteplici articoli riferiti ad individui che ad esempio, per amor di uscire di casa, portavano a spasso il cane a comuni di distanza o facevano la spesa in altre città.

Credo che queste azioni rappresentino molteplici esempi della difficoltà, diffusasi soprattutto con l’avvento del consumismo, ad ascoltare sé stessi, a sopportare i propri aspetti inconsci, criptati.

Questi lati sono peraltro chiaramente legati ad un “luogo” di sé che risulta spesso inaccessibile ai più (d’altronde, se così non fosse, non sarebbe stato necessario istituire la psicologia per il genere umano). È verosimilmente questa la logica che ha portato lo stato ad istituire, nel 2023, il sopracitato servizio di psicologia di base; ma ciò probabilmente non basta, è probabile che serva una maggiore diffusione della cultura legata ai rischi psicologici, un maggiore interesse comune per la vita psichica che rappresenta un elemento cruciale per chiunque, indipendentemente dal ruolo lavorativo o sociale che si ricopra.

La psiche si fonda su elementi unici per ogni soggetto, ma si può trattare con efficacia solo a partire dalla consapevolezza di questi ultimi, fino a giungere all’affidamento presso chi volge la propria vita al loro studio. Un tale professionista deve lavorare senza pregiudizi e senza dare per scontati certi lati che solo il soggetto che chiede aiuto può in fondo argomentare: non importa quanta preparazione psicologica per arginare la pandemia da COVID-19 possa essere diramata, sarà sempre e solo chi richiede aiuto a fornirci la giusta chiave di lettura per permettergli di avere a che fare col proprio inconscio, al fine di riuscire a sopportare persino la propria presenza in una casa vuota.

Dott, Gabriele Russo

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