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Più donne e giovani per disegnare il futuro

Nell’era della digitalizzazione, con il mondo del lavoro che sta cambiando profondamente, è indispensabile promuovere l’uguaglianza nella scienza perché sarà l’investimento sul capitale umano, e in particolare sulle materie STEM

Più donne e giovani per disegnare il futuro

Nei giorni scorsi ho partecipato - in rappresentanza dell’Italia nell’ambito dell'Unione Interparlamentare (UIP) - all'audizione delle Nazioni Unite s

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Nei giorni scorsi ho partecipato – in rappresentanza dell’Italia nell’ambito dell’Unione Interparlamentare (UIP) – all’audizione delle Nazioni Unite sulle politiche pubbliche da attuare per costruire una risposta sostenibile e inclusiva alla crisi post Covid e ai cambiamenti climatici. Si tratta di un’iniziativa annuale di ascolto dei parlamenti di tutto il mondo per promuovere e realizzare politiche di sostegno ai cittadini, a partire da donne e giovani. Con la UIP, organizzazione internazionale dei parlamenti nazionali, abbiamo già dato il nostro contributo alla COP26 facendo approvare una risoluzione e coinvolgendo in un grande lavoro di ascolto proprio i giovani che -con la Youth4Climate che si è svolta a Milano– hanno elaborato e offerto ai governi il loro punto di vista sulla transizione. E nell’ottica di questo rinnovato patto intra e intergenerazionale non è un caso che le Camere abbiano votato per inserire la tutela dell’ambiente tra i diritti riconosciuti dalla Costituzione: si supera la tradizionale tendenza della politica e dell’economia ad essere schiacciate sulle esigenze del presente.

Secondo le stime diffuse dalla BCE serviranno investimenti per almeno 330 miliardi l’anno a livello UE per raggiungere gli obiettivi sul clima; è del tutto evidente -anche alla luce della crisi energetica che stiamo attraversando- che ci saranno ricadute a livello sociale e sul mondo del lavoro significative, con interi settori che dovranno realizzare la transizione a ritmi mai visti. Perché questo processo così complesso abbia successo è indispensabile che la transizione sia giusta altrimenti assisteremo al suo fallimento. Sono necessari investimenti in formazione e welfare per riqualificare e sostenere i lavoratori con la consapevolezza che il saldo sarà positivo con la creazione di 1 milione di posti aggiuntivi solo in Europa. I costi di una scelta “conservatrice” sarebbero enormi e secondo le stime elaborate da Swiss Re per Oxfam, l’Italia rischia l’impatto peggiore tra i Paesi del G7, con una perdita dell’11,4% annuo del Pil entro il 2050. In questo quadro, è del tutto evidente che i governi abbiano il compito di promuovere politiche per l’inclusione di donne e giovani che sono stati i più colpiti dalla crisi e quelli che rischiano di essere ulteriormente esclusi nei prossimi anni, senza trascurare il fatto che la loro mancata partecipazione alla vita economica del Paese ha un impatto negativo sulle prospettive di crescita.

Ogni ricerca ci dice che il lavoro c’è; a mancare sono ancora le competenze, con un grande problema di disallineamento tra domanda e offerta. Servono percorsi di reskilling e upskilling, per accompagnare imprese e lavoratori nelle transizioni digital e green. Le competenze, infatti, saranno lo strumento grazie a cui giovani e donne potranno essere inclusi in questo grande processo. Il decreto per la governance del Pnrr, convertito in legge a luglio 2021, prevede la cosiddetta “clausola di condizionalità”: si tratta del vincolo per gli operatori economici aggiudicatari di bandi per i fondi Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e Pnc (Piano nazionale degli investimenti complementari) di destinare ai giovani under-36 e alle donne almeno il 30 per cento dell’occupazione aggiuntiva creata in esecuzione del contratto. Una scelta assolutamente positiva di rottura rispetto alle dinamiche ordinarie necessaria a ottenere obiettivi che non sono stati raggiunti nel tempo come l’aumento dei tassi di occupazione giovanile e femminile. Soprattutto, pensando alle donne oggi servono meno sussidi e più opportunità.

Vanno costruiti adesso gli strumenti per far cogliere le possibilità di lavoro che nasceranno dall’attuazione dal PNRR. Non è possibile accettare come una constatazione ineluttabile che le donne siano le principali vittime, in termini di perdita di posti di lavoro come accaduto in pandemia. Le donne devono partecipare ai processi decisionali, per questo abbiamo preteso che in tuti gli organismi di attuazione del Piano nazionale di resilienza fosse rispettata la parità di genere.  La protezione è indispensabile, soprattutto, dopo una crisi di questa portata, ma servono anche politiche per rafforzare la capacità e le competenze delle persone in un mondo che cambia a una straordinaria velocità. E questo deve accadere a partire dalla scuola e dall’università dove, pregiudizi e stereotipi radicati, vogliono le donne meno inclini degli uomini per lo studio delle materie scientifiche (STEM).

Nell’era della digitalizzazione, con il mondo del lavoro che sta cambiando profondamente, è indispensabile promuovere l’uguaglianza nella scienza perché sarà l’investimento sul capitale umano, e in particolare sulle materie STEM, che farà la differenza tra chi riuscirà ad affrontare le sfide imposte dalla rivoluzione tecnologica e chi ne resterà fuori. Per incentivare la presenza femminile in questi settori serve partire dal comparto del sapere, promuovendo specifici percorsi di orientamento, borse di studio per chi proviene da contesti meno avvantaggiati, risorse per dottorati di ricerca, sostegni concreti all’avvio della carriere professionali. Bene ha fatto il presidente Draghi a impegnare il governo per un investimento di 1 mld per promuovere la partecipazione femminile nel mondo delle scienze. Senza donne e giovani il sistema non ripartirà.

Fonte: Huffpost.it