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Banking, not Banks: come cambierà il mondo bancario

Banking, not Banks: come cambierà il mondo bancario

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shutterstock_133137128-684x513Guardando al futuro ci aspettiamo di avere, parafrasando un’affermazione di Bill Gates, “banking, not banks”, un intero sistema finanziario globale profondamente cambiato dalla tecnologia applicata alla finanza.

Digital Disruption, disintermediazione “alla Uber”, arrivo nel settore di Cloud e ICT global provider come Google, Apple, Facebook. Guardando al nostro futuro ci aspettiamo di avere, parafrasando un’affermazione di Bill Gates, “banking, not banks”, un intero sistema finanziario globale profondamente impattato dall’arrivo di società Fintech, mentre innovazioni tecnologiche come Bitcoin, Blockchain, Big data analytics e AI, punteranno a trasformare sempre di più, dall’interno, gli operatori Incumbent.

La Disruption nel mondo bancario è oggi diretta conseguenza di alcuni macro-trend nei modelli di consumo degli utenti finali dei servizi bancari e finanziari, di una fascia di clientela giovane e affluente, sempre più Digital Aware, che sta progressivamente adottano nuove modalità operative, e si aspetta dalla Banca:

  • Un accesso a servizi bancari “on-the-go”.  Gli utenti si collegano in ogni momento libero, grazie a device e connettività Mobile sempre più performanti, in prospettiva anche da nuove tipologie di Connected device come wearable, connected car, smart appliances.
  • Sharing&Collaboration economy. Presenza pervasiva di un condizionamento legato a reti sociali che influenzano, guidano gli utenti nelle loro scelte, e diventano il punto di ingresso preferito in svariati momenti del Customer Journey.
  • Ricerca di convenienza e risparmio. La connettività diffusa abilita nuove forme di servizi Digital che hanno successo grazie ai costi più contenuti rispetto al passato.

Queste nuove tendenze sono state sfruttate negli ultimi anni con grande tempestività da alcuni attori del mondo Fintech per portare sul mercato servizi bancari in diretta concorrenza con l’offerta degli operatori tradizionali. L’ondata di innovazioni (che saranno discusse nel corso del Banking Summit 2016 di The Innovation Group, prossimo 22 settembre, grazie anche alla presenza di alcuni attori come mBank, Virgin Money, buddybank, Satispay, Moneyfarm) non accenna a fermarsi.

L’arrivo di servizi finanziari sempre nuovi sta proseguendo ad un ritmo travolgente. Intelligent Environment, ad esempio, ha unito i concetti del Digital Banking con la disponibilità di nuove tecnoligie wearable creando ex novo il concetto di IoT Banking: attraverso un braccialetto Pavlok, pensato appositamente per aiutare chi lo indossa a rinunciare ad alcune cattive abitudini, si fa in modo che il correntista bancario abbia una migliore gestione delle sue finanze. Se supera un certo limite di spesa, il braccialetto lo avverte con una scossa elettrica!

Quale è stato fino ad oggi l’impatto delle Fintech? Se consideriamo Usa ed Europa le conseguenze in termini di disintermediazione effettiva sono ancora limitate: negli USA Citi stima che nel mercato dei servizi bancari Retail, del valore di 850 miliardi di dollari, la quota disintermediata oggi dai nuovi provider sia dell’1%, e in prospettiva del 10% nel 2020

Se consideriamo invece i Paesi emergenti, come la Cina e l’India, lo scenario cambia profondamente: in queste economie il successo dei fornitori innovativi di servizi finanziari è travolgente! In Cina ad esempio, dove l’ecosistema di servizi legati all’e-commerce ha raggiunto i volumi di transazioni più elevati nel mondo, alcune società Fintech, come Alipay o Tencent, contano tanti clienti quanti quelli delle maggiori banche del Paese. Anche l’India, con una popolazione di 1,2 miliardi di persone e una larga diffusione di “unbanked” (persone che non hanno finora avuto accesso ai servizi bancari), e con una diffusione del mobile che tocca una quota dell’80% della popolazione, rappresenta un mercato con enormi opportunità per le Fintech.

La minaccia di disintermediazione per operatori finanziari tradizionali è quindi reale, e riguarderà in particolar modo alcuni servizi, dove l’offerta delle Fintech sta raccogliendo numeri più ampi di sottoscrittori: prestiti personali, depositi bancari, pagamenti digitali sono le aree maggiormente colpite, mentre servizi in cui gioca ancora un ruolo la complessità di erogazione e la reputation della banca (ad esempio i mutui) sono un segmento meno colpito dall’ “uberizzazione” del banking.

fonte itespresso.it

 

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