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Nagel (Mediobanca): la Bce sta spingendo le banche verso la ricapitalizzazione

Trattare crediti fragili come se fossero già morti abbatterà il capitale degli istituti meno robusti in Italia, dove il Covid ha rallentato molto le procedure esecutive, già in fondo alla classifica europea, ha spiegato oggi il top manager alla Commissione di inchiesta sulle banche. Il nodo delle moratorie

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Trattare un credito fragile come se fosse già morto pesa come il piombo nei bilanci delle banche, abbattendo il capitale. E’ quanto ha cercato di spiegare questa mattina Alberto Nagel, amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, davanti alla Commissione di inchiesta sulle banche. Infatti l’imposizione da parte della Bce della svalutazione dei crediti deteriorati del 30% all’anno “è una norma sbagliata. E’ stata fatta di tutta l’erba un fascio, sarà un disastro per i bilanci delle banche. Una norma meccanica che applicata alla situazione post Covid è come una bomba atomica”, ha spiegato il top manager.  Il discorso del ceo è tempestivo, infatti domani è atteso il meeting della Banca centrale europea dal quale il mercato si attende un aggiornamento sul sistema finanziario dell’Eurozona dopo la prima fase pesante della pandemia.

L’ad di Mediobanca ha citato le regole di Francoforte contenute nel calendar provisioning sottolineando che si tratta di “un meccanismo sbagliato. Non va bene nella misura in cui tratta un Utp, un credito Unlikely to pay, come se fosse già una sofferenza. Tratti un credito semivivo come un credito morto. Vanno separate le categorie ed evitato l’automatismo”.

Di conseguenza, con la classificazione degli Utp come sofferenze, ha proseguito Nagel, “prevedo che soprattutto per le realtà più deboli si riverberà nei conti bancari in maniera molto importante. Il rischio è che dovremo ricapitalizzare le banche tra due o tre anni”. Dopo il Covid, ha proseguito, l’Italia “si trova in una situazione svantaggiata rispetto alle crisi precedenti: le procedure esecutive sono le peggiori in Europa ed entriamo in questa crisi con norme più restrittive su sofferenze e Utp”.

Nagel ha poi aggiunto che da quando Andrea Enria lavora alla supervisione, “la Bce è cambiata, ha fatto esperienza della precedente fase, ha un dialogo con le banche, il mercato e gli investitori. Con Enria ci sono le basi per dialogare su una riforma del calendar provisioning”. La speranza ora del ceo di Mediobanca è che la Banca centrale europea “con le sue ispezioni non imponga criteri di classificazione degli Utp particolarmente severi”.

Il manager ha parlato anche del tema delle moratorie, che per il gruppo Mediobanca sono state “un fenomeno importante e hanno riguardato i clienti Compass, CheBanca e Selma. Compass ha 2 milioni di clienti e 13 miliardi di impieghi e abbiamo avuto 1,3 miliardi di richieste di moratorie per il credito al consumo”.

Le richieste in tal senso sono state crescenti tra aprile e maggio, ancora in fase di lockdown e di chiusura della maggior parte delle attività produttive. “Siamo stati spaventati dall’andamento del credito”, ha detto Nagel, “di colpo si sono bloccati i rimborsi, arrivavano a scadenza le rate e in maniera importante non venivano pagate: su 1,3 miliardi abbiamo avuto botte da 300, 400 milioni, poi sono andate scendendo da giugno in poi”, ha precisato il banchiere.

Del miliardo e 300 milioni di moratorie calcolate a fine agosto, il 90% si è estinto con oltre l’85% di ritorno in bonis. “Oggi l’andamento del rischio, al netto dopo le moratorie, è leggermente superiore rispetto alla situazione pre-Covid”, ha precisato il ceo. “Un andamento particolarmente buono, che vuol dire che il rischio delle famiglie italiane continua ad essere un ottimo rischio, dalle famiglie emerge un comportamento virtuoso. Si indebitano in maniera non eccessiva rispetto ad altre in Europa e hanno comportamenti virtuosi e responsabili sui rimborsi”. L’andamento delle moratorie di Compass fa registrare un 10% di debiti non pagati e di questa percentuale “metà viene riscadenziato e un’altra metà viene classificato come sofferenza”, ha concluso Nagel.

Fonte : www.milanofinanza.it

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