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EUROPA: IN ARRIVO IL PASSAPORTO DIGITALE DEI PRODOTTI

EUROPA: IN ARRIVO IL PASSAPORTO DIGITALE DEI PRODOTTI

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I SENTIERI INTERROTTI DELL’EUROPA

La Sustainable Products Initiative, prevista nel nuovo Circular Economy Action Plan e rientrante tra gli obiettivi del Green Deal, prevede di stabilire un passaporto digitale dei prodotti (DPP) che raccolga dati sulla sua catena del valore. L’obiettivo del DPP è quello di promuovere la produzione sostenibile, consentire la transizione verso l’economia circolare, fornire nuove opportunità commerciali agli attori economici, aiutare i consumatori nel fare scelte sostenibili e consentire alle autorità di verificare il rispetto degli obblighi di legge.

Dal passaporto dei materiali a quello dei prodotti

Partito dal settore edilizio e da un’idea folle di Sabine Oberhuber e Thomas Rau (vedi l’intervista su MR38), il passaporto dei materiali pare finalmente pronto al grande salto.
La Commissione europea sta, infatti, pianificando di introdurre nei prossimi mesi un “passaporto digitale dei prodotti” che funga da inventario di tutti i materiali, le componenti e le materie prime utilizzate in un prodotto o in un edificio, assieme alle informazioni sulla loro posizione. L’obiettivo di tale raccolta di dati sulla composizione dei beni presenti sul mercato europeo è quello di aumentare le possibilità dei prodotti di essere riutilizzati più volte e correttamente riciclati a fine vita. E dare, al tempo stesso, agli utenti maggiori informazioni sulla filiera e sulla catena di approvvigionamento dei materiali e dei prodotti che possano tornare utili al momento del potenziale riuso o del corretto instradamento verso le strutture di gestione dei rifiuti.
I settori e i prodotti per cui il DPP è pensato e in cui sarà implementato sono l’elettronica di consumo, le batterie, l‘ICT, la moda, l’arredamento, così come i “prodotti intermedi ad alto impatto”, come l’acciaio, il cemento e i prodotti chimici.
Come raccontato nei mesi scorsi da Sabine Oberhuber, AD di Turntoo, “Al momento la discussione nell’Ue è concentrata sui modi in cui standardizzare le informazioni da memorizzare nel passaporto dei materiali. Si tratta di un primo passo indispensabile ed è positivo che questi sforzi abbiano finalmente un sostegno politico. Il sostegno è fondamentale nel rendere il passaporto dei materiali obbligatorio. Il governo dei Paesi Bassi, ad esempio, sta discutendo sulla possibilità di rendere il passaporto dei materiali obbligatorio per ogni nuovo edificio a partire dal 2022. Tutti i settori, non solo quello dell’edilizia, si stanno rendendo conto della necessità di avere dei passaporti dei materiali, in modo da iniziare quella che possiamo chiamare una ‘gestione delle risorse materiali’ per la nostra economia”.

Madaster, il catasto dei materiali

Il digital product passport allo studio della Commissione europea si basa molto sull’infrastruttura digitale e sull’esperienza quinquennale di Madaster, il “catasto dei materiali”, la prima piattaforma online che facilita la generazione e la registrazione centrale standardizzata dei passaporti dei materiali, oggi attiva in numerosi Paesi europei quali Paesi Bassi, Svizzera, Germania, Norvegia, Belgio, Danimarca. Madaster supporta i passaporti su vari livelli, da quello dei materiali a quello dei prodotti, fino a valutare interi edifici, aree e valore finanziario di materiali, prodotti e immobili.
La Madaster Foundation è stata fondata nel 2017 con l’intento di eliminare i rifiuti dando a ogni materiale nell’ambiente costruito un’identità documentata e registrata, partendo dal principio che “i rifiuti sono materiali senza identità”. La piattaforma genera e registra i passaporti dei materiali, fornendo un inventario dettagliato con informazioni su quantità, qualità, dimensioni e posizioni di tutti i materiali, componenti e prodotti utilizzati in un edificio specifico. Inoltre calcola una valutazione finanziaria (valore residuo attuale e futuro atteso dei materiali) e un indice di circolarità. Il passaporto dei materiali di Madaster può essere adattato e arricchito nel tempo, fornendo un archivio dinamico di dati sugli edifici. I dati possono anche essere “archiviati”, risultando in un set di dati autenticati e con data e ora che non possono più essere modificati.
La registrazione degli oggetti avviene tramite il caricamento di un file (MS Excel) o preferibilmente di un modello BIM, dal quale la piattaforma struttura e ordina automaticamente i dati. Madaster permette di prendere decisioni intelligenti sul riutilizzo dei materiali dopo la manutenzione, la sostituzione, la ricostruzione o la demolizione, con l’obiettivo di ridurre al minimo rifiuti e CO2.

Tra finanza e privacy: potenziale e ostacoli per il passaporto digitale dei prodotti

“Il settore con maggiore potenziale per l’introduzione del passaporto digitale dei prodotti a mio avviso è senz’altro l’industria delle costruzioni – racconta Pablo Van Den Bosch, direttore della piattaforma Madaster – “Mentre da un punto di vista qualitativo, pensando al settore che causa il maggior impatto negativo sul nostro ambiente di vita, penso che l’impatto positivo maggiore penso avvenire nel settore chimico”.
Secondo Van Den Bosch la strada per il passaporto digitale dei materiali non è del tutto spianata: la più grande barriera al momento è tuttora “la limitata volontà di richiedere un primo passo verso la trasparenza, rendendolo obbligatorio, da parte di tutti gli attori chiave del settore: fornitori, acquirenti, regolatori, ecc”.
La creazione del passaporto digitale dei prodotti, in effetti, chiama necessariamente in causa anche il tema della protezione dei dati, della privacy e del segreto industriale aziendale. È necessario che le aziende dell’intera catena di approvvigionamento si siedano insieme per discutere le informazioni cruciali da condividere in modo da alleviare le preoccupazioni che il passaporto possa contenere informazioni che violino i diritti di proprietà intellettuale.
Anche la finanza sta lentamente prendendo coscienza delle potenzialità dell’introduzione di un passaporto che raccolga informazioni e dati sui materiali presenti in un prodotto. Banche e investitori vogliono ora che il proprio portfolio di prodotti sia il più sostenibile e circolare possibile. La paura è di ritrovarsi con un sacco di stranded assets, prodotti o materiali che non sono cioè efficienti dal punto di vista energetico. I prodotti circolari, invece, soprattutto se sono dotati di un passaporto dei materiali, mantengono sempre un’identità tracciabile e un valore materiale a cui corrisponde un valore finanziario.
I driver per accelerare nella direzione della circolarità ci sono tutti. Tuttavia è cruciale che i governi, e prima ancora la Commissione europea, definiscano linee guida chiare, altrimenti lo sviluppo dei passaporti digitali sarà ancora troppo lento. Serve la spinta congiunta degli investitori, delle banche e dei governi, in modo da incentivare i proprietari degli edifici a investire davvero nella circolarità e nella sostenibilità.
Non a caso, allo sviluppo di prototipi di passaporto digitale dei prodotti in diverse catene di valore è dedicato anche uno specifico bando di finanziamento della Commissione Europea all’interno del Digital Europe Programme.

Fonte: Renewablematter.eu

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