I Piani individuali di risparmio (Pir) hanno costituito per il mercato finanziario italiano una delle più importanti novità dell'anno appena concluso

C’è da considerare che la crisi economico-finanziaria dell’ultimo decennio ha messo a nudo i limiti di una struttura finanziaria delle Pmi troppo dipendente dal finanziamento bancario in cui le imprese hanno visto ridurre l’offerta di risorse finanziarie da parte del sistema bancario. Questo genera la necessità per le imprese di diversificare le proprie fonti di finanziamento, riducendo la dipendenza dagli strumenti bancari. Sul fronte dei risparmiatori, d’altronde, gli strumenti di raccolta bancaria e gli investimenti in titoli di Stato hanno dimostrato di non rappresentare più strumenti efficienti ed efficaci, quanto meno se usati in modo pressoché esclusivo. In una logica di diversificazione sarebbe necessario trovare forme di investimento alternative, più orientate al lungo termine e alla creazione del valore, che portino risorse finanziarie a disposizione della parte sana del sistema delle imprese che investono, innovano, esportano e crescono. Il Pir può costituire un meccanismo virtuoso di canalizzazione delle risorse finanziarie per la crescita delle Pmi.
Per non sprecare l’enorme potenziale che i Pir hanno, però, si richiedono almeno tre condizioni: un’attenta identificazione da parte degli intermediari delle imprese su cui allocare le risorse raccolte, una responsabile ricerca di risorse da parte delle imprese per progetti seri e concreti di crescita e di innovazione e un’accurata selezione da parte dei risparmiatori del prodotto Pir più adeguato.
fonte bankimpresanews.com

