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Bce: rumors su anticipo fine QE per bloccare rialzo tassi. Ecco cosa può fare da marzo

Bce: rumors su anticipo fine QE per bloccare rialzo tassi. Ecco cosa può fare da marzo

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La Bce si prepara a una svolta hawkish. Proverà a metterla in atto senza allarmismi e tenendo fede ai dettami della sua forward guidance. Già oggi sono arrivati segnali di una maggiore apertura verso un ritiro anticipato del sostegno di politica monetaria. Perchè questo si concretizzi bisogna segnarsi due date, il 10 marzo e il 9 giugno, i due meeting che prevedono il contestuale rilascio delle nuove proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’istituto centrale. “Se le proiezioni sull’inflazione, già moderatamente aggressive, saranno caratterizzate da sostanziali revisioni al rialzo per il 2023 e il 2024, la BCE probabilmente contemplerà un percorso di uscita in qualche modo accelerato, uno scenario che il mercato sta già valutando”, commenta Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO. “Il mercato sta ora prezzando un primo rialzo dei tassi di 10 punti base a luglio, il che implica la fine degli acquisti netti di asset già ad aprile – aggiunge l’esperto di Pimco – . Se, d’altra parte, l’inflazione a medio termine scenderà in linea o al di sotto delle proiezioni attuali, la BCE probabilmente procederà con il pilota automatico per la maggior parte dell’anno”.

Inflazione più persistente, mercati convinti che i tassi saliranno presto

Il comunicato della BCE dice i prezzi dell’energia sono responsabili per oltre il 50% del tasso d’inflazione di gennaio. La BCE aggiunge però che l’aumento dei prezzi è più diffuso che in passato, e che i rischi sull’inflazione sono al rialzo, rispetto a dicembre. “Questo è vero particolarmente nel breve periodo, e quindi l’inflazione rimarrà elevata più a lungo delle attese. Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha enfatizzato diverse volte l’importanza di questi rischi al rialzo per la BCE”, rimarca Pasquale Diana, Head of Macro Research di AcomeA SGR.

Già prima del dato sull’inflazione Eurozona di gennaio, il mercato scommetteva che la BCE non avrebbe lasciato i tassi invariati fino al 2023, come invece la Lagarde aveva indicato. Dopo il dato di gennaio sull’inflazione in eurozona (5,1%), la pressione sulla BCE è aumentata ulteriormente e il mercato prezza diversi rialzi dei tassi nei prossimi 12 mesi”, argomenta Diana.

Come sottolinea Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, un rialzo dei tassi arriverà se saranno soddisfatte le tre condizioni della nuova forward guidance, ossia: 1) l’inflazione raggiunge il 2% ben prima della fine del nostro orizzonte di proiezione; 2) raggiunge il 2% non solo molto prima della fine dell’orizzonte di proiezione, ma anche “in modo duraturo per il resto dell’orizzonte di proiezione”; 3) il progresso dell’inflazione di fondo è sufficientemente avanzato per essere coerente con la stabilizzazione dell’inflazione al 2% nel medio termine.

Stando al rumor post-meeting appena riportato dall’agenzia Bloomberg il QE potrebbe terminare anticipatamente nel 3° trimestre, con potenziale rimodulazione della strategia già a marzo. “Lo scenario più verosimile per tenere conto del prolungamento della fase di alta inflazione potrebbe essere quello di interrompere il QE a settembre, preannunciandolo a marzo (mantenendo sempre flessibilità in base all’evoluzione dello scenario) e verificare poi a giugno se le stime di inflazione si posizionano sopra al 2% sull’arco triennale, in modo da avere a disposizione il quarto trimestre per poter eventualmente agire sui tassi”, argomenta Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte. “In quel momento (ossia a fine anno) sarà allora più chiaro se l’inflazione ha dato segnali di ridimensionamento dopo il picco prolungato di inizio 2022 e quindi poter valutare se effettivamente implementare un rialzo dei tassi”.

La Lagarde temporeggia e accantona il vecchio spartito 

Christine Lagarde, presidente della Bce, oggi ha riconosciuto il pericolo di una fiammata dei prezzi più persistente di quanto anticipato L’istituto centrale europeo valuterà quindi a marzo, quando avrà a disposizione dati sufficienti sulle condizioni dell’economia dell’area euro, se cambiare spartito. I mercati interpretano le parole di Lagarde come un’apertura della Bce verso la possibilità di alzare i tassi già nel corso del 2022.

La Bce anche oggi non ha toccato il livello dei tassi, come da attese. La Bce ha confermato anche che il ritmo di acquisti di asset che ha effettuato tramite il PEPP, o anche QE pandemico, andrà a concludersi a fine marzo. Nel primo trimestre del 2022, il Consiglio direttivo della Bce condurrà gli acquisti netti di attività nell’ambito del PEPP (pandemic emergency purchase programme) a un ritmo inferiore rispetto al trimestre precedente, per poi porre fine al programma alla fine del mese di marzo.

In linea con quanto deciso lo scorso dicembre, la Bce ha confermato che gli acquisti netti mensili nel quadro del QE ordinario – l’Asset Purchase Program (APP) – saranno pari a 40 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2022 e a 30 miliardi nel terzo trimestre. A partire da ottobre, il Consiglio direttivo manterrà gli acquisti netti nell’ambito del PAA a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro, finché necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei tassi di riferimento. La Bce ribadisce che gli acquisti netti termineranno poco prima che inizierà a innalzare i tassi di interesse.

Fonte: Finazaonline.it

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