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Rapporto Censis 2017: “Un Paese in cui il futuro è rimasto incollato al presente”

Rapporto Censis 2017: “Un Paese in cui il futuro è rimasto incollato al presente”

Il Censis nel 51esimo rapporto sulla situazione sociale del Paese afferma che l’Italia è “un paese invecchiato che fatica ad affacciarsi sullo stesso

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Il Censis nel 51esimo rapporto sulla situazione sociale del Paese afferma che l’Italia è “un paese invecchiato che fatica ad affacciarsi sullo stesso mare di un continente di giovani” in cui “il futuro si è incollato al presente, ma proprio lo spazio che separa il presente dal futuro è il luogo della crescita”. Il centro studi sottolinea che il Paese “è impotente di fronte a cambiamenti climatici e a eventi catastrofici che chiedono grandi risorse e grande impegno collettivo; ferito dai crolli di scuole, ponti, abitazioni a causa di una scarsa cultura della manutenzione; incerto sulla concreta possibilità di offrire pari opportunità al lavoro e all’imprenditoria femminile, immigrata, nelle aree a minore sviluppo; ambiguo nel dilagare di nuove tecnologie che spazzano via lavoro e redditi; incapace di vedere nel Mezzogiorno una riserva di ricchezza preziosa per tutti”. “Il prezzo che abbiamo pagato a questo decennio di progresso sottotraccia è proprio il consumo, senza sostituzione, di quella passione per il futuro che esorta, sospinge, sprona ad affrettarsi, senza volgersi indietro. Ora il nostro futuro si prepara sul binomio tecnologia-territorio: sulla preparazione alla tecnologia con solidi sistemi di formazione e sulla valorizzazione del territorio con adeguate funzioni di rappresentanza politica ed economica”. Il Censis sostiene che la ripresa economica si rafforza “e l’industria va, ma cresce l’Italia del rancore”. “La ripresa c’è come confermano tutti gli indicatori economici. A eccezione degli investimenti pubblici: -32,5% in termini reali nel 2016 rispetto all’ultimo anno prima della crisi. Dal 2008 la perdita di risorse pubbliche destinate a incrementare il capitale fisso cumulata anno dopo anno è di 74 miliardi di euro”. L’industria “è uno dei baricentri della ripresa. L’aumento del 2,3% della produzione industriale italiana nel primo semestre del 2017 è il migliore tra i principali paesi europei (Germania e Spagna +2,1%, Regno Unito +1,9%, Francia +1,3%). E cresce al +4,1% nel terzo trimestre dell’anno. Il valore aggiunto per addetto nel manifatturiero è aumentato del 22,1% in sette anni, superando la produttività dei servizi”. Il centro studi avverte che “Nella ripresa persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura. Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore. L’87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, come l’83,5% del ceto medio e anche il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti”.

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