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E’ palermitano, il primo robot empatico

E’ palermitano, il primo robot empatico

Pepper, è il robot umanoide costruito dall' azienda franco-giapponese Softbank, dotato di intelligenza artificiale, il primo in grado di identificare

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Pepper, è il robot umanoide costruito dall’ azienda franco-giapponese Softbank, dotato di intelligenza artificiale, il primo in grado di identificare le emozioni umane e anche, i volti. E’ stato realizzato con lo scopo di interagire con gli esseri umani nel mondo più naturale possibile, attraverso il dialogo e il touch screen.

Le prime interazioni sono avvenute nelle case di cura in Inghilterra e con gli ospiti in Giappone, ma questo si tratta di un esperimento del tutto eccezionale.

Dopo, le case di cura, Pepper è stato messo alla prova con i ragazzi delle scuole medie e delle elementari, grazie alla dottoranda 26 enne Lucia Grassi. L’ esperimento è durato tre mesi, con 300 alunni della scuola Parini- Marello di Genova.

Pepper, segue la voce del suo interlocutore, gira il viso e sposta il corpo, è dotato di microfoni e telecamere e risponde alle domande e riflette ad alta voce, questo modello però ha anche, una propria vita interiore, risponde agli stimoli e spiega le sue emozioni.  E’ stato progettato dall’ Università di Palermo, nel laboratorio di Robotica fondato dal professore Antonio Chella nel Dipartimento di Ingegneria, risulta essere un prototipo di robot, all’ avanguardia nella cosiddetta robotica cognitiva.

Pepper, i suoi usi

Chella ha pensato di usare questo robot con i soggetti autistici, i quali riescono a dialogare meglio, con un robot, rispetto agli esseri umani, e anche, per chi è affetto da Sla, per poter controllare il robot con un casco.

Sono previsti, anche eventuali usi artistici e culturali, infatti ha detto il professore Chella:” Saremo i primi ad adottare  robot, che svolgeranno il ruolo di guida al Museo di Agrigento e all’ Orto Botanico, ma abbiamo una stretta collaborazione, anche con il Conservatorio di Palermo, con la finalità di creare un robot che facesse da direttore d’ orchestra. “Immaginiamo il robot, non solo come mezzo sociale, ma anche espressivo per la società”.

A cura di Monica Origgi

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