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“Le zone bianche per dare ossigeno all’economia”

La proposta del presidente Giovanni Toti al ministro Francesco Boccia presuppone l’allentamento a Natale delle regole di apertura e chiusura dei locali e di spostamento all’interno di micro-aree con indici di contagio molto bassi

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La zona bianca come un meraviglioso miraggio. Sia perché sarebbe effettivamente un’altra boccata di ossigeno per le categorie del commercio finora in apnea, sia perché ben pochi fra esercenti e imprenditori liguri credono che la proposta di Giovanni Toti possa trovare solidi appoggi a Roma.

Del resto dal confronto di ieri fra i governatori e il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia è emerso – lo ha detto lo stesso presidente ligure – che «certamente verrà confermato il meccanismo di zonizzazione del rischio, anche se molti prevedono che di qua a Natale gran parte dell’Italia sarà in zona gialla. Noi comunque abbiamo consegnato al Governo le nostre proposte, per noi è importante l’equilibrio tra la sicurezza sanitaria e la possibilità di un Natale che possa dare un minimo di respiro, anche economico, alle famiglie. Ci auguriamo che il prossimo Dpcm ne tenga conto».

Se l’idea di Toti di « creare una zona cuscinetto fra l’area gialla e il “ liberi tutti” » è dunque destinata ad avere vita difficilissima, le esigenze delle categorie produttive restano. Esempio concreto: « Ancora non comprendiamo l’obbligo di chiudere alle 18 per ristoranti a bar, e ancora meno non capiamo come si possa pensare di chiudere anche per il pranzo di Natale e Capodanno » , dice Alessandro Cavo, vice presidente di Ascom- Confcommercio Genova. Gli esercenti «seguono scrupolosamente il protocollo Inail elaborato dopo la prima ondata, essere in zona bianca potrebbe voler dire restare con le stesse regole ma prolungare l’apertura anche la sera, quando le possibilità di contagio sono esattamente le stesse».

Il Natale ovviamente fa gola anche a negozianti e artigiani. E anche qui i punti interrogativi sono ancora tantissimi. Spiega Barbara Banchero, segretaria generale Cna Genova, che « già per noi vorrebbe dire tantissimo fare il mercatino di piazza De Ferrari. Siccome i centri commerciali sono regolarmente aperti, non vedo perché non si dovrebbe tenere una manifestazione all’aperto». Certo per ridare respiro al tessuto commerciale «bisogna essere certi che a gennaio non si piombi in un lockdown totale, che davvero sarebbe la fine. Anche perché ci sono problemi cronici nel modo in cui il Governo ha affrontato l’emergenza Covid, come le classificazioni in base al codice Ateco. Da tempo chiediamo che il parametro a cui guardare sia il fatturato».

Nessuno, fra gli addetti ai lavori, vuole sacrificare la salute in nome del lavoro. Ma ormai la depressione ( economica e non solo) è tale che servono nuove idee per « dare ulteriore flessibilità a un sistema asfittico – commenta il presidente della Camera di Commercio di Genova Luigi Attanasio –. Non è pensabile che si torni a una situazione in cui da Genova non ci si possa spostare a Chiavari solo perché tutta la Liguria diventa arancione. Si parla tanto di resilienza ed ecco, questo è ciò che serve oggi, un sistema meno rigido e più resiliente».

Il tema della differenziazione fra territori confinanti è particolarmente sentito in una Regione che nella seconda ondata ha visto svilupparsi due “ mega focolai”, prima a La Spezia e poi, sopratutto, a Genova.

Chi come il presidente di Confesercenti Liguria Marco Benedetti vive a Imperia, pensa a una «zona bianca per le province che si ritrovavano con bassi contagi e numero di ricoverati sotto tutti i livelli di attenzione. Semmai, dove bisogna essere più incisivi è sui controlli. Noi abbiamo massimo rispetto e forniamo continua collaborazione, ma non comprendiamo ad esempio alcune sanzioni a titolari di ristoranti a bar per qualche cliente indisciplinato, quando sulle strade assistiamo ad assembramenti ben più evidenti».

Fonte : repubblica.it

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